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	<title>Palù di Livenza &#187; Il Palù di Livenza</title>
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	<description>Sito naturalistico e palafitticolo UNESCO &#124; Caneva e Polcenigo PN</description>
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		<title>Presentazione</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jul 2013 13:54:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[DandCo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
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		<description><![CDATA[L’area umida di Palù di Livenza si estende in un grande bacino naturale, nell’area dei comuni di Caneva e Polcenigo nella Provincia di Pordenone: si tratta di una zona di grande pregio dal punto di vista naturalistico, caratterizzata dalla particolarità geomorfologica, dall’abbondante disponibilità d’acqua grazie alla presenza di due sorgenti del fiume Livenza e dalla ricchezza della sua flora e fauna]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Palù di Livenza, tra Caneva e Polcenigo</h2>
<h3>L’area umida di Palù di Livenza si estende in un grande bacino naturale, nell’area dei comuni di Caneva e Polcenigo nella Provincia di Pordenone: si tratta di una zona di grande pregio dal punto di vista naturalistico, caratterizzata dalla particolarità geomorfologica, dall’abbondante disponibilità d’acqua grazie alla presenza di due sorgenti del fiume Livenza e dalla ricchezza della sua flora e fauna.</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1258" alt="presentazione2" src="http://www.dreossi.com/wp/wp-content/uploads/2013/06/presentazione21.jpg" width="441" height="1066" />L’importanza archeologica, già nota nella prima metà dell’Ottocento, fu riconosciuta solo a partire dal 1965, quando al centro del bacino fu scavato il canale di bonifica che permise di raccogliere numerosi materiali preistorici. Indagini sistematiche furono avviate a partire dal 1981 e proseguite fino alla fine degli anni ‘90 dello scorso secolo, mettendo in luce i resti di un villaggio palafitticolo neolitico, databile tra circa il 4.500 e il 3.600 a.C., che si conserva ancora in larga parte intatto nel bacino; è nota anche una frequentazione più antica e occasionale riferibile alla fine dell’età glaciale durante il Paleolitico superiore. Nonostante le alterazioni avvenute nel tempo, il Palù conserva un deposito straordinario per l’archeologia preistorica e lo studio della trasformazione dell’ambiente e del clima negli ultimi 15.000 anni. Gli elementi raccolti suggeriscono infatti che esso sia una delle stazioni preistoriche più rilevanti del Friuli Venezia Giulia e potenzialmente tra quelle più interessanti dell’Italia settentrionale. Inoltre, la sua ubicazione geografica lo pone in una collocazione di rilievo per comprendere le relazioni con i gruppi preistorici delle vicine Austria e Slovenia.</p>
<h3>Dal giugno 2011, il Palù è stato iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nella serie dei Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino assieme ad altre 18 località italiane distribuite in Piemonte, Lombardia, Provincia Autonoma di Trento e Veneto.</h3>
<p>Si tratta di un sito seriale transnazionale che si estende sul territorio di Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia e comprende una selezione di 111 villaggi palafitticoli europei ritenuti più interessanti o significativi tra i circa 1000 noti nell’area alpina. Il Palù è l’unica località del Friuli Venezia Giulia inclusa nella serie dei villaggi palafitticoli, risultando così una componente del sito seriale transnazionale. La direzione delle attività di ricerca e tutela nel sito spetta alla Soprintendenza per i Beni Archeologici che ha seguito la candidatura a partire dal 2005. L’iscrizione nella lista UNESCO del Palù è il miglior strumento per tutelare i resti preistorici ancora presenti nel bacino, ma anche un’occasione per fare conoscere il sito e questa forma particolare di insediamento umano frutto dell’adattamento a uno specifico habitat naturale.</p>
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		<title>Aree umide e siti archeologici</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jul 2013 19:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[DandCo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Il Palù di Livenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Le zone umide sono ambienti di straordinaria varietà biologica, ma anche fortemente vulnerabili a causa delle alterazioni provocate dall’uomo. Solo negli ultimi 50 anni, quasi la metà delle aree umide del mondo sono andate perdute, riducendo profondamente la biodiversità e il numero delle specie viventi. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Patrimoni storici e naturalistici da tutelare</h2>
<h3>Le zone umide sono ambienti di straordinaria varietà biologica, ma anche fortemente vulnerabili a causa delle alterazioni provocate dall’uomo. Solo negli ultimi 50 anni, quasi la metà delle aree umide del mondo sono andate perdute, riducendo profondamente la biodiversità e il numero delle specie viventi.</h3>
<p>Nella fascia climatica temperata, che contraddistingue le nostre regioni, non esistono ambienti altrettanto ricchi di specie viventi; il motivo di ciò risiede nell’elevata produttività di biomassa vegetale spesso associata a un alto livello di diversificazione delle specie vegetali e animali in spazi limitati.</p>
<p>Le zone umide dell’area alpina sono state poco frequentate nel passato; dopo le fasi di occupazione nel corso della preistoria, esse persero interesse nel tempo, perché considerate zone insalubri, inutilizzabili per le coltivazioni e fonti di malattie.</p>
<h3>Solo dall’Ottocento con lo sviluppo delle opere di bonifica ed estrazione industriale della torba come combustibile o fertilizzante, le aree umide cominciarono a essere nuovamente frequentate e acquisirono un nuovo interesse, come luoghi di attività agricola o di reperimento di materia prima e fonti di guadagno economico.</h3>
<p>L’avvio di tali attività consentì di scoprire i primi villaggi palafitticoli preistorici, ma produsse allo stesso tempo rilevanti trasformazioni del caratteristico ambiente naturale e la parziale, o totale, distruzione di molti siti archeologici preservatisi sino ad allora pressoché integri.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1154 wide" alt="areeUmide2" src="http://www.dreossi.com/wp/wp-content/uploads/2013/06/areeUmide2.jpg" width="960" height="330" /></p>
<p>Ai nostri giorni, le zone umide, e i siti archeologici sepolti in esse, continuano a essere minacciati da altre cause: erosione, di bonifica e dragaggi, opere urbanistiche, discariche, ecc. Con il tempo è cambiata per fortuna la sensibilità verso queste aree, benché esse stiano regredendo di numero ed estensione.</p>
<h3>Le zone umide non sono più percepite come luoghi malsani e pericolosi, ma come un eccezionale patrimonio naturalistico e ambientale da proteggere, valorizzare e far conoscere come mete importanti del turismo culturale.</h3>
<p>L’interesse per tali aree è naturalmente accresciuto dalla presenza di insediamenti preistorici che rendono questi luoghi, oltre che degli scrigni che custodiscono un patrimonio di forme viventi di eccezionale varietà, anche degli archivi storico-archeologico e paleoambientali di grande importanza.</p>
<p>L’ambiente del Palù, grazie alle sue particolari condizioni geologiche, idrologiche e vegetazionali, è una località di grande interesse naturalistico per la presenza di piante tipiche delle aree umide come i larici, gli ontani, i pioppi, i salici bianchi, per le diverse specie di uccelli che nidificano o semplicemente sostano temporaneamente nel suo territorio, per i piccoli e grandi mammiferi che lo frequentano durante l’anno e, infine, per gli insetti di ogni tipo che lo popolano. La ricchezza biologica del Palù rende questa zona un rifugio importante per numerose specie viventi dal momento che gli ambienti acquatici e umidi sono sfortunatamente in forte deterioramento in molte aree della pianura e pedemontata veneto-friulana.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1156 wide" alt="areeUmide3" src="http://www.dreossi.com/wp/wp-content/uploads/2013/06/areeUmide3.jpg" width="960" height="485" /></p>
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		<title>Il Palù e il fiume Livenza</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jul 2013 13:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[DandCo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Il Palù di Livenza]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Palù è stato fino al 1837 una vasta palude prodotta dalle acque di risorgiva del fiume Livenza; a partire da questa data iniziano i lavori di bonifica della zona che, proseguiti fino ai nostri giorni, hanno trasformato l’originario ambiente palustre, pur preservandone le caratteristiche di zona umida]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Una vasta palude</h2>
<h3>Il Palù è stato fino al 1837 una vasta palude prodotta dalle acque di risorgiva del fiume Livenza; a partire da questa data iniziano i lavori di bonifica della zona che, proseguiti fino ai nostri giorni, hanno trasformato l’originario ambiente palustre, pur preservandone le caratteristiche di zona umida.</h3>
<p>L’area è collocata in una vasta depressione naturale chiusa tra i rilievi calcarei del Monte Cansiglio e le basse colline moreniche che lo separano dalla pianura alluvionale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-98" alt="Sito palafitticolo Palù di Livenza percorso fiume" src="http://www.dreossi.com/wp/wp-content/uploads/2013/06/fiumelivenza2.jpg" width="414" height="529" /></p>
<p>Il fiume Livenza trae origine da tre distinte sorgenti di risorgiva alimentate dalle acque che filtrano attraverso il massiccio calcareo cretaceo soprastante: <strong>la Santissima, il Molinetto o Livenzetta, e il Gorgazzo</strong>; le prime due, che caratterizzano il paesaggio del Palù, sono perenni, mentre la terza, posta al di fuori del bacino, è del tipo semi-perenne.</p>
<p>La quantità e il livello delle acque che fluiscono da queste sorgenti risentono in modo rilevante delle precipitazioni atmosferiche e ciò, in periodi di eccezionale mancanza d’acqua, può lasciare completamente a secco il rio Gorgazzo oppure, nel caso di prolungati periodi di pioggia, allagare zone estese del bacino.</p>
<p>Il fiume Livenza esce dal Palù attraverso un passaggio situato a nord-est tra il Colle Longone e il Colle del Conte dove incontra le acque provenienti dalla sorgente del Gorgazzo.</p>
<p>Dalla zona a sud dell’antico centro di Polcenigo il fiume defluisce nel territorio della pianura veneto-friulana, proseguendo il suo corso fino al mare dove sfocia non lontano da Caorle. La portata costante e l’alto livello delle acque del Livenza lo distinguono dagli altri corsi d’acqua della zona e ciò ha favorito sin dall’antichità la sua buona navigabilità e il trasporto lungo il suo percorso di uomini e mezzi, costituendo così una importante via fluviale di comunicazione tra la costa e le aree più interne.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1147 wide" alt="fiumeLivenza2" src="http://palu.incaneva.it/wp-content/uploads/2013/06/fiumeLivenza2.jpg" width="960" height="330" /></p>
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		<title>L’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 19:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[DandCo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Unesco]]></category>

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		<description><![CDATA[L’UNESCO è, come è noto, un’istituzione delle Nazioni Unite che ha il compito di proteggere il patrimonio mondiale riconosciuto sulla base di alcuni valori universali, ritenuti particolarmente significativi per l’intera umanità. Per essere inclusi nella lista, i siti prescelti devono presentare alcuni requisiti di eccellenza e possedere almeno uno dei dieci criteri riportati nella Convenzione del 1972 e regolarmente aggiornati]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>I villaggi palafitticoli preistorici patrimonio dell&#8217;umanità</h2>
<p>L’UNESCO è, come è noto, un’istituzione delle Nazioni Unite che ha il compito di proteggere il patrimonio mondiale riconosciuto sulla base di alcuni valori universali, ritenuti particolarmente significativi per l’intera umanità. Per essere inclusi nella lista, i siti prescelti devono presentare alcuni requisiti di eccellenza e possedere almeno uno dei dieci criteri riportati nella Convenzione del 1972 e regolarmente aggiornati.</p>
<p>I criteri scelti per la serie dei Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino sono essenzialmente due:</p>
<ol>
<img class="alignright size-full wp-image-87" alt="Unesco logo" src="http://www.dreossi.com/wp/wp-content/uploads/2013/06/iscrizioneunesco_logo21.jpg" width="247" height="125" /></p>
<li><span style="font-size: 13px;line-height: 19px">Il Criterio IV che considera particolari tipi di costruzioni, di complessi architettonici o tecnologici oppure del paesaggio che illustrano fasi significative della storia umana: la serie costituisce infatti una delle più importanti fonti archeologiche per lo studio delle prime società agricole e delle sue trasformazioni nelle regioni alpine europee nel corso di circa 4000 anni. </span></li>
<li><span style="font-size: 13px;line-height: 19px">Il Criterio V fa invece riferimento a esempi di modelli di insediamento umano tradizionale o di un determinato uso del territorio rappresentativo delle diverse culture o dell’interazione umana con l’ambiente, quando in particolare esso risulti vulnerabile e soggetto all’impatto di cambiamenti climatici. siti della serie godono della tutela legale conforme ai sistemi giuridici in vigore nei singoli paesi.</span></li>
</ol>
<p>L’ammissione nella lista dell’UNESCO ha lo scopo di tutelare i siti archeologici iscritti: essa obbliga gli Stati all’elaborazione dei programmi di gestione, alla sorveglianza e all’intervento attivo per mezzo di strumenti di tutela dei beni culturali iscritti. L’esperienza insegna che, senza adeguate misure protettive, molti siti palafitticoli preistorici rischiano la distruzione.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-94" style="font-size: 13px;line-height: 19px" alt="Iscrizione Unesco Palù di Livenza" src="http://www.dreossi.com/wp/wp-content/uploads/2013/06/iscrizioneunesco21.png" width="462" height="534" /> L’inclusione nella lista fornisce inoltre un marchio di eccellenza che rafforza la consapevolezza della unicità nel mondo dei siti iscritti, costituendo un volano per lo sviluppo del turismo culturale e un’opportunità di far conoscere luoghi, talvolta poco noti alle stesse popolazioni locali.</p>
<h3>Le palafitte preistoriche sono un “patrimonio culturale invisibile”: il loro potenziale emerge solo dagli scavi scientifici e dalle analisi minuziose degli innumerevoli resti rinvenuti, a differenza di quanto accade invece per tutti gli altri monumenti che formano il patrimonio dell’UNESCO.</h3>
<p>L’iscrizione significa un grande sostegno agli sforzi prodigati dai vari Stati dell’arco alpino per conservare tale patrimonio. I villaggi palafitticoli rappresentano così dei monumenti molto importanti per la comprensione dello sviluppo della più antica civiltà europea, costituendo la testimonianza non solo di un modello particolare di utilizzo del territorio e delle sue risorse, ma soprattutto di forme culturali ben adattate ad ambienti naturali particolari quali sono le aree umide della regione alpina.</p>
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