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	<title>Palù di Livenza &#187; Le palafitte</title>
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	<description>Sito naturalistico e palafitticolo UNESCO &#124; Caneva e Polcenigo PN</description>
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		<title>Il mondo delle palafitte: vivere sull&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jul 2013 11:15:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È difficile fissare quando l’uomo iniziò a frequentare le aree umide, ma è chiaro che l’acqua ha costituito da sempre un elemento di fascino e attrazione; tuttavia, solo da una fase relativamente recente, a partire dal Neolitico, queste zone sono state occupate in modo sistematico con la fondazione di insediamenti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Gli abitati preistorici nelle zone umide</h2>
<h3>È difficile fissare quando l’uomo iniziò a frequentare le aree umide, ma è chiaro che l’acqua ha costituito da sempre un elemento di fascino e attrazione; tuttavia, solo da una fase relativamente recente, a partire dal Neolitico, queste zone sono state occupate in modo sistematico con la fondazione di insediamenti.</h3>
<p>Benché i villaggi palafitticoli siano presenti in diverse regioni e ambienti umidi del mondo, gli abitati preistorici dell’arco alpino costituiscono un fenomeno unico di straordinaria importanza scientifica. Questi monumenti rappresentano il principale punto di partenza per lo studio delle più antiche società contadine europee tra il Neolitico e la prima età del Ferro, ovvero <strong>tra il 5000 e l’800 a.C. circa.</strong></p>
<h3>I villaggi palafitticoli consentono di documentare la nascita ed espansione di diverse forme di insediamento, lo sviluppo delle pratiche agricole, oltreché importanti innovazioni, come l’invenzione della ruota e del carro, o la scoperta della metallurgia del rame e lo sviluppo successivo di quella del bronzo.</h3>
<p>In Italia settentrionale, gli abitati nelle zone umide si diffusero a partire dal Neolitico antico attorno al 5000 a.C.; la massima espansione dei villaggi palafitticoli si ebbe però durante l’età del Bronzo nel corso del II millennio a.C. per esaurirsi grossomodo tra il 1.200 e il 1.100 a.C. circa. maggiore concentrazione è attestata nella regione del Lago di Garda.</p>
<p><strong>Perché vivere nelle zone umide?</strong> L’ipotesi più accreditata per spiegare questa particolare scelta abitativa è stata per lungo tempo quella della necessità di difesa dagli altri uomini e dagli animali selvatici. A favorire la diffusione dei villaggi palafitticoli nel corso dell’età del Bronzo fu probabile invece un fattore climatico e un adattamento a nuove condizioni ambientali: durante il periodo Subboreale (2.500-800 a.C.), il clima si fece infatti meno caldo e più secco, determinando un abbassamento generale del livello delacque dei laghi alpini che consentì la colonizzazione da parte dei contadini preistorici di ampie zone di terreno soffice e fertile.</p>
<p>La scomparsa di questo particolare tipo di insediamento alla fine dell’età del Bronzo fu invece il risultato di molteplici cause, sia culturali sia ambientali, o probabilmente una combinazione di entrambe, e va comunque associata al generale peggioramento dell’organizzazione economica e territoriale delle società dell’epoca.</p>
<p>La ricostruzione dei villaggi palafitticoli, a lungo concepiti sempre e solo come gruppi di capanne costruite su impalcati aerei al di sopra del livello dell’acqua, ha risentito per molto tempo delle proposte elaborate dagli studiosi dell’Ottocento e del primo Novecento; <strong>l’affinamento delle tecniche di scavo e di documentazione dimostrano invece la complessità e variabilità dell’architettura in area umida</strong>.</p>
<p>Gli studi più recenti mostrano come la tecnica costruttiva fosse adattata ai diversi ambienti con soluzioni differenti; le abitazioni venivano infatti realizzate con sistemi e materiali che tenevano conto delle caratteristiche del suolo, dell’aumento e diminuzione dell’umidità, della durata delle inondazioni o delle oscillazioni della falda, della profondità dell’acqua, oltre che, naturalmente, delle peculiari tradizioni culturali delle diverse comunità che vivevano nelle aree umide.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1252 wide" alt="viveresullacqua3" src="http://www.dreossi.com/wp/wp-content/uploads/2013/06/viveresullacqua3.png" width="959" height="924" /></p>
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		<title>Il mondo delle palafitte: la conservazione dei resti organici</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 15:49:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le particolari condizioni di conservazione dei resti organici nei depositi torbosi o imbibiti d’acqua, consentono di trovare materiali in buone condizioni, ottenendo informazioni sulla vita quotidiana degli abitati preistorici molto più complete di quanto nei siti archeologici tradizionali all’asciutto, dove questo tipo di materiali non si preserva quasi mai]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Le informazioni sugli abitati preistorici</h2>
<h3>Le particolari condizioni di conservazione dei resti organici nei depositi torbosi o imbibiti d’acqua, consentono di trovare materiali in buone condizioni, ottenendo informazioni sulla vita quotidiana degli abitati preistorici molto più complete di quanto nei siti archeologici tradizionali all’asciutto, dove questo tipo di materiali non si preserva quasi mai.</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-127" src="http://www.dreossi.com/wp/wp-content/uploads/2013/06/conservazionerestiorganici2.jpg" alt="Conservazione resti organici" width="360" height="452" /></p>
<p>Col tempo, i materiali organici tendono infatti a scomparire, perché decomposti da funghi, batteri e altri microrganismi. La loro conservazione può quindi avvenire solo quando l’attività degli organismi demolitori non è presente o è molto rallentata.</p>
<h3>La condizione ottimale dove comunque i resti organici si conservano, più abbondanti e a lungo, è l’ambiente subacqueo o dove l’acqua è costantemente presente come accade nei depositi che si trovano al di sotto del livello della falda freatica; in questo contesto è infatti la mancanza quasi totale di ossigeno a limitare o impedire l’azione degli organismi demolitori.</h3>
<p>I villaggi palafitticoli sono delle fonti inesauribili di informazioni sulla cultura materiale della preistoria. In questo tipo particolare di siti archeologici, la conservazione del legname da costruzione delle abitazioni, di strutture lignee di bonifica e di sistemazione delle sponde o di recinti e palizzate ci aiuta a comprendere la storia, l’evoluzione e l’organizzazione degli antichi villaggi. Inoltre, la preservazione di attrezzi e contenitori in legno, di cesti in vimini, di tessuti o cordame, e di resti di cibo ci procura un formidabile spaccato della vita quotidiana delle popolazioni che vivevano in questi villaggi.<br />
L’eccezionalità dei rinvenimenti richiede naturalmente tecniche particolari di scavo, documentazione adeguata e conoscenze sulla conservazione dei materiali organici specifiche che possono realizzarsi solo in presenza di gruppi di ricerca multidisciplinare, dove studiosi provenienti da settori scientifici diversi collaborano e si confrontano tra loro.</p>
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