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geomorfologia

Il contesto geomorfologico e le caratteristiche del bacino

L’evoluzione del Palù da lago a torbiera

geomorfologia2BL’area umida del Palù di Livenza si è formata in una depressione naturale prodotta dai rilievi calcarei circostanti che ne demarcano i margini. Per circoscrivere l’estensione del villaggio palafitticolo e raccogliere informazioni geologiche sono stati realizzati numerosi carotaggi condotti con metodologia simile a quella applicata nei siti umidi svizzeri.

Si tratta di perforazioni che consentono di estrarre delle colonne stratigrafiche dette carote. Preservando perfettamente la successione degli strati presenti nel sottosuolo, le carote costituiscono dei campioni di grande importanza per la conoscenza dell’evoluzione sedimentologica del deposito e la ricostruzione dell’ambiente antico attraverso lo studio dei pollini. Ciascuna carota documenta una successione stratigrafica puntiforme e ben localizzata, ma grazie alla correlazione di più carote è possibile ricostruire l’andamento degli strati anche su ampie estensioni.

I dati geologici a disposizione sono molto numerosi, ma ancora con alcune lacune nello sviluppo cronologico. Durante il Tardiglaciale, tra i 15.000 e i 10.000 anni fa, la depressione era occupata da un lago di sbarramento prodotto dalla formazione dei conoidi fluvioglaciali dei torrenti Poster, Mena e Cellina nella pianura a nord del bacino. In questa fase, nella zona circostante c’era una foresta di abeti e ontani, mentre le sponde del lago erano coperte da piante delle famiglie delle Ciperacee e Tifacee. Con la fine dell’era glaciale e l’inizio dell’Olocene, circa 10.000 anni fa, inizia una fase climatica più temperata con la diffusione delle essenze arboree caratteristiche del querceto misto che porta al graduale prosciugamento del lago e a un progressivo intorbamento del bacino.

L’evoluzione del paesaggio dallo stadio lacustre a quello di torbiera si può cogliere attraverso la lettura delle colonne stratigrafiche registrate nelle carote.

Le argille azzurre costituiscono il deposito più antico posto a circa 5-6 metri di profondità. Esse rappresentano i sedimenti lacustri che si sono depositati in acque profonde con scarsità di ossigeno durante la fase glaciale, come risultato della periodica erosione dei versanti che circondano il bacino. Seguono i limi verdi, che rappresentano anch’essi una deposizione in ambiente lacustre di fango ricco di detriti. I successivi limi organici costituiscono un evento stratigrafico più articolato, ricco di macroresti vegetali e di sottili livelli di torbe; questi limi denotano un ambiente con maggiore presenza di ossigeno che documenta una fase di passaggio al successivo stadio palustre. Su questi ultimi, si depositano i livelli archeologici pertinenti al villaggio palafitticolo ricchi di resti vegetali di vario tipo, di frammenti ceramici preistorici e frustoli carboniosi. È probabile che questa fase documenti una situazione di sponda lacustre, soggetta a periodiche sommersioni e successive esposizioni con sviluppo di torbe. Inoltre, non è escluso che durante questa fase si instauri un ambiente complesso e dinamico, articolato tra zone paludoso-lacustri e altre più marcatamente fluviali. Chiude la sequenza stratigrafica una serie di torbe e limi sommitali che corrispondono all’ultima fase, più recente, di totale intorbamento del bacino.

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